Quanto può andare verso il basso il mercato del Petrolio?

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Lo utilizziamo ogni giorno, con la nostra macchina. E lo abbiamo sicuramente tradato su un broker forex almeno una volta nella vita… Il Petrolio!

Negli ultimi mesi, gli italiani, ma soprattuto gli americani, sono stati coccolati con prezzi del petrolio e della benzina relativamente a buon mercato, quando si va a far benzina, di questi tempi, si nota chiaramente che spendiamo molto meno rispetto a qualche anno fa, nonostante tutte le accise. Quelle purtroppo, ce le dobbiamo sorbire.

I prezzi del petrolio stanno passando un periodo di minimi record e i prezzi della benzina sono ai livelli più bassi che il mercato ha visto dal 2010, con alcune aree degli USA che godono di prezzi anche a meno di 2 dollari al gallone. E pensate che la cosa assurda è che un gallone è ben 4 litri. Quindi in pratica è come se in america la benzina la pagassero solo 50 centesimi/litro. Come andare a comprare l’acqua al supermercato 😀

Questa è quindi una bella notizia per i consumatori, ma non proprio per le multinazionali petrolifere.

Chi regola il mercato del petrolio

Anche se le varietà di greggio sono innumerevoli, ci sono due “mercati” che servono come benchmark di settore: il West Texas Intermediate (WTI) e il Brent. WTI, Il West Texas Intermediate (WTI), anche noto come Texas Light Sweet, è un tipo di petrolio prodotto in Texas e utilizzato come benchmark nel prezzo del petrolio, sul mercato dei futures del NYMEX, il WTI è anche uno strumento importantissimo per i report degli Stati Uniti, e ha superato quasi il 60% di calo dei prezzi al barile. In un periodo di nove mesi terminato a metà marzo 2015, i prezzi del petrolio del Texas occidentale è sceso a 44 dollari al barile da 107 dollari. Assurdo. Il Brent ha perso circa il 50%.

Perché il prezzo del petrolio è sceso così tanto?

Semplice. Domanda e offerta. Il mondo e gli Stati Uniti, sono pieni di petrolio. Anche grazie allo Scisto, L’olio di scisto o petrolio di scisto (in inglese shale oil) è un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Grazie a questo olio, c’è un eccesso di petrolio, anche per l’utilizzo futuro. Gli inventari di petrolio hanno raggiunto i più alti livelli in 80 anni. Maggior quantità, eccesso, maggior eccesso, minor prezzo.

L’economia rallenta negli Stati Uniti, e quindi è diminuita la richiesta d’olio. Minor richiesta, minor prezzo.

Anche il dollaro ci ha messo del suo. In quanto è forte, molto forte. Come tanti altri beni, il petrolio è valutato in dollari, e quindi costa meno proprio in USA, rispetto agli altri paesi. I prezzi quindi, cadono meno per i paesi che hanno più bisogno di petrolio a basso prezzo. Che ingiustizia, vero? Tutto questo porta ad un dislivello, che porta le altre economie a ridurre la loro domanda.

Ma i prezzi del petrolio, torneranno verso l’alto?

Almeno per i prossimi anni, i dirigenti del settore ritengono che i prezzi rimarranno bassi più a lungo. Negli Stati Uniti, la produzione continua anche se le compagnie petrolifere incominciano mese dopo mese a ridurre il numero di impianti attivi. Il numero di impianti di perforazione statunitensi è sceso questa settimana al livello più basso dal 2010. Tuttavia, le scorte di greggio non sono mai state così alte dal 1930.

Il petrolio scenderà ancora di prezzo?

L’Arabia Saudita, sta pompando petrolio al massimo, per battere la concorrenza.

Dei prezzi più bassi porterebbero a interruzione dell’approvvigionamento nel mercato iraniano, iracheno, e libico, tutti questi paesi infatti hanno bisogno di prezzi del petrolio sostenibili per fare profitti. Dei prezzi più bassi danneggiano anche lo scisto USA, che potrebbero non essere economicamente sostenibile sotto certi livelli.

In conclusione

Fermo restando che qua in Italia, almeno alla pompa di benzina, continueremo a pagare la benzina a questi livelli altissimi. Quello che possiamo dire, del Petrolio è che la produzione ha superato di gran lunga il consumo. I membri dell’OPEC (Organization Of Petroleum Exporting Countries) non hanno sistemato i livelli di produzione commisurati al surplus in produzione petrolifera, e il boom dello Scisto sta generando 4 milioni di barili al giorno, rispetto al 1.2 milioni dell’anno scorso.

A meno che la produzione non diminuisca, o la domanda dall’estero cresca, i prezzi del petrolio non saliranno nei prossimi mesi. Una gran news per i consumatori, ma non per i CEO delle più grandi compagnie petrolifere.

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